mercoledì 31 agosto 2016

Intervista al mentalista Simone Ravenda

Nel corso della serata organizzata lo scorso 25 agosto dall'associazione biellese NuovaMente (svoltasi all'interno della cornice suggestiva della "Fattoria delle Rose" a Vigellio (Biella) e interamente dedicata ai poteri della mente), abbiamo avuto il piacere di conoscere il mentalista Simone Ravenda, giovane ma già affermato nel panorama italiano.
Simone non solo ha saputo catturare immediatamente l'attenzione, la simpatia e la curiosità del pubblico presente, ma è stato anche tanto disponibile da rispondere ad alcune domande che abbiamo voluto rivolgergli e che riportiamo qui di seguito, per tutti i nostri lettori.

- Quali poteri possiedi? Da quando hai iniziato a coltivarli? E come?
Io non penso di possedere dei poteri che vanno al di sopra della norma, se non il potere di intrattenere le persone e farle divertire, credo che quello che faccio possa essere raggiunto da tutti coloro che si applicano davvero e che ovviamente sono portate.
Il tutto è cominciato come semplice gioco dalle basi, il mentalismo è un'arte estremamente complessa che richiede molto tempo per essere dominata anche solo in minima parte. Coltivo questi studi ormai da circa 11 anni, non è molto ma non è nemmeno poco.. il mio approccio è asettico, nel senso che preferisco non dar spiegazione dei fenomeni che riesco a creare, chi li prende come fenomeni paranormali, chi come divertenti giochi di prestigio, chi come abilità comunicative spiccate, il mio obbiettivo è aprire gli occhi alle persone, farle pensare e farle divertire.

- La sfida alla "scienza" è un bel lavoro: come lo affronti?
Non la affronto, anzi, ho una formazione universitaria scientifica e credo moltissimo nella scienza, la scienza ha dei limiti ovviamente ma chi studia sa l'immensa complessità di tali studi, dall'altra parte c'è la mia personalità un po' più percettiva ovviamente, ma va di pari passo con la scienza. Credo che non sia la scienza in se che non potrà dimostrare alcuni fenomeni così detti paranormali, ma l'uomo, in quanto essere limitato e ahimè, almeno per ora, totalmente verso il decadimento. Ma magari un giorno le cose cambieranno e allora chissà.

- Come pensi di usare le tue capacità? Qual è la differenza fra te mentalista ed una persona non in grado di usare i poteri?
Userò le mie capacità per far pensare gli altri per tentare di dare la mia personale visione delle cose al prossimo, visione totalmente opinabile e non condivisibile, mi piace pensare che quando non ci sarò più ci siano persone che mi ricordano e che magari sono cambiate anche poco a seguito di un incontro con me.
Non ci sono differenze tra me e una persona che non studia mentalismo. Ci sono le stesse differenze tra una persona che studia il pianoforte e una che invece non lo studia, l'unica differenza forse sta nell'impegno verso un obbiettivo, sono 10 anni che vado avanti su questa strada e ancora nonostante abbia raccolto frutti molto importanti, non sono importanti quanto vorrei, ecco, forse l'unico potere che ho se così vogliam chiamarlo è quello della perseveranza.

- Cosa pensi della "metafisica", del mondo nascosto alla vista quotidiana?
È un mondo incredibilmente affascinante quando studiato da fonti autentiche, come sappiamo in questo mondo si celano anche persone che approfittando magari di un nome riconosciuto o di conoscienze marginali di svariati argomenti parla a vanvera mescolando in malomodo esoterismo a fisica quantistica piuttosto che ad altre tematiche.
Io personalmente ritengo che il mondo metafisico sia una realtà, che ci siano persone che possono percepire più di quanto è considerato normale, se nel mondo esistono forze o energie o situazioni impalpabili ai più devono per forza esistere anche coloro che possono decriptare tali cose.

- Saresti capace di "educare" una persona qualsiasi a sviluppare queste capacità?
Si assolutamente, e sono sicuro del risultato, a patto che sia una persona particolarmente etica e intelligente e che abbia una notevole cultura. Sono queste infatti qualità essenziali per chiunque voglia intraprendere questa strada, non è per me ancora giunto il momento di insegnare però.

- Lo consideri un lavoro, il tuo "show"?
Lo considero un passatempo che mi da da mangiare, non ho mai usato l'espressione "vado a lavorare" in vita mia, la reputo una frase che butta giù, lo spettacolo è la punta dell'iceberg che mostri al pubblico come frutto di un impegno giornaliero fatto di studio, divertimento e qualche sacrificio.

- Ti sei ispirato a qualcuno o hai fatto il cammino da solo?
L'apprendimento è stato un cammino solitario, durante il cammino ho ovviamente studiato documenti e libri scritti da grandi conoscitori di mentalismo e magia a cui mi sono ispirato, soprattutto artisti del passato, nel passato si racchiude il mentalismo migliore, quello più autentico.

- Quali sono la tua più grande aspirazione e il tuo sogno nel cassetto?

La mia più grande aspirazione coincide fondamentalmente col mio sogno. Che in realtà è molto semplice: una bella casetta in pietra con la mia compagna con un giardino, un camino, un cane e un asino, niente di più...
Un saluto a tutti voi e per chi avesse curiosità il mio sito Internet è simoneravenda.com e la mia pagina facebook è simone ravenda mentalista.

Paolo Pulcina

giovedì 18 agosto 2016

Triora, tra i boschi delle bagiue

Per raggiungere Triora, il paesino in provincia di Imperia divenuto famoso per il processo alle streghe (le cosiddette bagiue) che vi si tenne a partire dal 1587, la strada è ancora oggi poco agevole: numerose curve, che si snodano attraverso i boschi (la cui vegetazione fittissima ricopre per intero, in estate, i fianchi delle montagne e crea una galleria che sovrasta in alcuni punti il tragitto), l'asfalto non sempre in condizioni ottimali.
Se si prova a tornare indietro con la mente di qualche secolo, non sarà difficile immaginare questi luoghi come terra d'incanto e di stregoneria.
Quanto dovevano essere silenziosi, quei boschi, nel XVI secolo; quanto greve l'isolamento di certi borghi, soprattutto in autunno e in inverno; e quanto scura e impenetrabile e minacciosa doveva apparire l'oscurità - dopo che le piccole luci delle abitazioni e delle stalle si erano spente.
Il Museo Etnografico e della Stregoneria di Triora (il cui curatore è Silvano Oddo e che, nella giornata di martedì 16 agosto, ci è stato illustrato nei suoi contenuti dall'artista Riccardo Etrusco) raccoglie non solo le testimonianze (sconvolgenti) del celebre e terribile processo, ma anche documenti, oggetti e tracce del passato di Triora e del suo circondario: tutti quegli elementi, insomma, che possono aiutarci a comprendere sia quale fosse la vita quotidiana delle comunità locali nei secoli dominati dall'Inquisizione sia la connessione che unisce quel tipo di vita (e quel sentire, quelle conoscenze e quelle antiche credenze a cui tutti erano legati e che tanto erano avversate dalla Chiesa cattolica) alla persecuzione delle bagiue. Amate e odiate, temute e vituperate, considerate guaritrici o perfide assassine di neonati, le streghe sono infatti figure emblematiche all'interno delle comunità rurali - tanto complesse da suscitare, come si diceva, sentimenti contrastanti e da trasformarsi (purtroppo e non di rado) in capri espiatori dalla funzione catartica.

Uno dei pannelli esplicativi del "Museo Etnografico e della Stregoneria" di Triora,
recante le bellissime illustrazioni di Diana Fontana

I boschi e le montagne che circondano Triora

Torneremo presto a parlare delle bagiue, di Triora e delle suggestioni che abbiamo raccolto in questi due giorni d'estate.
In attesa di aggiungere sulle pagine virtuali di Phaneron nuovo materiale, rimandiamo chiunque fosse interessato a rinfrescarsi la memoria sul tristemente noto processo a numerose donne innocenti o volesse documentarsi su di esso al volume di Sandro Oddo Bagiue - Le streghe di Triora, fantasia e realtà e a La causa delle streghe di Triora (a cura di A. Assini, P. Fontana, G.M. Panizza e P. Portone), entrambi editi da Pro Triora Editore.

Eloisa Massola

lunedì 15 agosto 2016

Interviste col Mistero: la presentazione dei primi tre volumi

Interessante e ricca di spunti di riflessione e di approfondimento è stata la presentazione dei primi tre volumi di Interviste col Mistero, che raccolgono tutte le interviste realizzate nel corso degli anni da Paola Biondi (introdotte da Omero Pesenti, che ha contribuito alla revisione di tutto il materiale), nell'ambito della sua attività giornalistica per Cairo Editore.
Durante la presentazione, svoltasi lo scorso 13 agosto nella suggestiva cornice della Grotta di Bossea, in provincia di Cuneo, sono stati affrontati diversi argomenti, che corrispondono alle tematiche trattate nei volumi: Curare con l'Energia, Spiritismo e medianità e Psicofonia, psicografia, chiaroveggenza UFO e incontri ravvicinati, tutti editi da BastogiLibri.
Il contatto con personaggi comunemente ritenuti "bizzarri" o con personaggi celebri che hanno raccontato esperienze "paranormali" ci conduce - che lo vogliamo o no - a soffermarci su ciò che la nostra razionalistica mentalità occidentale definisce una realtà "altra". Una dimensione parallela che gli scettici spesso liquidano con sufficienza, ma che altre società e civiltà (presenti e passate) riconoscevano come assolutamente certa e imprescindibile per la nostra esistenza hic et nunc.
Nei libri curati da Paola Biondi e Omero Pesenti si parla di spiritismo e delle diverse modalità attraverso cui è possibile entrare in contatto con anime e defunti, di pratiche alternative alla medicina ufficiale capaci di curare gravi malattie, della modalità di predire il futuro, di cerchi nel grano e di incontri più o meno ravvicinati.
Alcuni degli intervistati erano presenti alla presentazione e sono stati invitati dall'autrice a raccontare direttamente al pubblico presente le loro esperienze e il risultato dei loro studi. Hanno preso così la parola Claudio Camaglio, appassionato e studioso di storie di "masche" (streghe e guaritrici del cuneese, le cui vicende e ricette di guarigione si tramandano di generazione in generazione), Paolo Pulcina, uno degli autori e curatori di Phaneron ed esperto di alchimia e Franco Prest, che da molti anni si dedica a sedute di telescrittura per captare le voci dell'aldilà.
Gli interventi hanno destato grande interesse tra i presenti, hanno stimolato la platea ad intervenire e ad interrogarsi (ampliando la discussione in un clima di piacevole familiarità) su questioni che da sempre interessano l'uomo: perché viviamo? Perché ci sono cose che non riusciamo a comprendere? Siamo destinati a vivere una sola volta o a reincarnarci, in un ciclo che ci porterà ad espandere la nostra Conoscenza?

Insieme all'autrice Paola Biondi dopo la presentazione di Interviste col Mistero



I prossimi volumi di Interviste col Mistero riguarderanno, nell'ordine: Fantasmi e misteriose presenze, Grandi misteri e Leggende e filosofie di vita.

Paola Biondi è giornalista professionista. Di formazione classica, ha scritto di attualità, arte e cultura per numerosi giornali e quotidiani italiani e svizzeri e ha lavorato per Cairo Editore e per Giorgio Mondadori Editore.

Omero Pesenti è scrittore, sceneggiatore, fumettista e co-autore di diverse opere e graphic novel.

Eloisa Massola

martedì 9 agosto 2016

Rossana Carne, fra ISIS ed editoria

Oggi vi proponiamo uno stralcio dell'intervista a Rossana Carne, responsabile della casa editrice Enigma edizioni e autrice dell'indagine sull'ISIS intitolata ISIS - Strumenti dell'Islam o mercenari dell'Occidente?

- Come nasce la scrittrice Rossana Carne? Quali sono gli ambiti che ti interessano principalmente?
La passione per la scrittura è presente fin dalla tenera età, quando, scrivevo storielle fantastiche popolate da draghi e fate, ma la “scrittrice” nasce fattivamente durante gli anni torinesi dell’università. È grazie alla realizzazione della tesi triennale che, per la prima volta, mi venne offerta la possibilità di pubblicare tramite una casa editrice. Successivamente, la tesi specialistica venne notata da un’altra casa editrice, Enigma Edizioni per cui collaboro attivamente, e venne pubblicata all’inizio del 2016. Gli ambiti che mi interessano variano dai racconti brevi per ragazzi e per bambini, alle poesie fino ad arrivare alla saggistica, che occupa la maggior parte del mio “tempo letterario”. Argomenti come storia dei crimini di guerra, di geopolitica e studi storico-mitologici sono senza dubbio quelli che più mi affascinano e che vorrei continuare a sviscerare e approfondire.

- Chi è Rossana? Da dove viene, che cosa ha fatto nella sua vita finora, dove andrà, che cosa vuole da se stessa e dalla vita?
Rossana è una ragazza semplice, cresciuta in una famiglia umile ma piena di entusiasmo. Vengo da un piccolo paese di campagna in provincia di Novara, baciato dall’oro del grano e dal profumo dei campi, un luogo dove tutti si conoscono. Fin da bambina sono sempre stata abbastanza solitaria, non avevo, e non ho, molti amici né a scuola né al di fuori. Ho sempre amato la solitudine o la compagnia di pochissime persone. Questa solitudine, da un lato mi etichettava come una ragazza con una testa tutta sua, ma dall’altro lato mi ha sempre dato la possibilità di appassionarmi ad argomenti fuori dal comune, gli stessi di cui oggi mi occupo, oltre a fornirmi l’occasione di far nascere dentro di me la capacità di osservare e di crearmi delle idee e delle opinioni, a volte completamente opposte rispetto a quelle della massa. Tutto questo mi ha permesso di scegliere un percorso di vita abbastanza singolare e mi ha dato la possibilità di non essere ostacolata o influenzata da opinioni altrui. Tuttavia, mi sento in dovere di ringraziare di cuore la mia famiglia, mia Mamma Orietta, mio Papà Celestino e mio Fratello Samuele, perché loro mi hanno sempre sostenuta in tutte le mie scelte e continuano a farlo anche oggi. Ora che ho concluso il mio percorso di studi in Lingue Orientali e Scienze Internazionali e che ho un lavoro stabile, mi piacerebbe portare avanti queste passioni letterarie e cercare di farne il mio futuro senza tralasciare né la parte profondamente spirituale di me né il sogno che, probabilmente, vorrebbe ogni giovane donna, ovvero quello di crearsi una famiglia. Se dovessi pensare a me tra dieci anni, mi vedrei nel mio studio intenta a scrivere un nuovo saggio, magari con un bambino che gioca allegramente in casa.

L'autrice Rossana Carne

-  Il libro sull'ISIS: i quesiti che nascono sono parecchi! Cos'è il Califfato, come l'hai studiato e interpretato tu?
La classica definizione del Califfato sarebbe quella che fa riferimento a questo gruppo di jihadisti comandati da Abu Bakr al Baghdadi il cui scopo è quello di unificare il Medio Oriente in un unico stato a fede musulmana sunnita tramite mezzi del terrore. Il Califfato, però, non è solo questo. Iniziamo analizzando chi è il leader: Abu Bakr al Bagdhadi (al Bagdhadi significa semplicemente che viene da Baghdad) è nato nel 1974, è un personaggio molto particolare perché proviene da una famiglia agiata e rivendica una discendenza diretta dal Profeta Maometto. Ha studiato all’università laureandosi in studi islamici ed era un Imam prima di essere catturato dagli americani e imprigionato a Camp Bukka. Dopo la sua liberazione, non evasione ma liberazione, prese formalmente posto come Wali dell’Isis, in seguito alla morte di Abu Omar al Baghdadi.
Il 29 giugno del 2014 Abu Bakr rifonda ufficialmente il Califfato Islamico (come quello di Maometto) tramite un discorso, di cui riporto un piccolo estratto:
“Io sono il Wali (leader) che presiede su di Voi, anche se non sono il migliore di Voi. Se vedete che sono nel gusto sostenetemi e siatemi d’aiuto, ma se vedete che ho torto consigliatemi e rimettetemi sulla retta via. Obbeditemi, come io obbedisco al Dio che è in Voi!”.
Questo discorso viene tenuto nella Grande Moschea di Mosul in Iraq. Questo luogo è di importanza fondamentale per un musulmano istruito perché è proprio da questa Moschea che è partita la riconquista islamica delle terre invase dai crociati, quindi è un simbolo importantissimo per un fedele.
La struttura del Califfato lascia intendere come questo sia un vero e proprio staterello ben organizzato e funzionante: al vertice troviamo il Califfo (Al Bagdhadi) poi i consiglieri personali, successivamente due rappresentanti uno per la Siria e uno per l’Iraq ed infine l’esecutivo. L’Isis è composto anche da uffici che si occupano della diffusione delle immagini e dei video del “terrore” e che attuano campagne di tweet mirate alla propaganda e al reclutamento di combattenti. Oltre ad essere un gruppo terroristico, lo stato islamico è anche una vera e propria azienda con un fatturato attivo. Il fatturato deriva innanzitutto dall’imposizione delle Tasse nei territori controllati, quindi i cittadini pagano le tasse all’Isis. Poi gli introiti più importanti arrivano dalla vendita del petrolio iraqeno e siriano alla Turchia che, a sua volta, rivende sul mercato mondiale. Questo serve all’Isis per costruire infrastrutture nei territori controllati, da un lato per le loro operazioni e, dall’altro lato per assicurarsi la fedeltà della popolazione che è sotto il controllo dell’organizzazione. Inoltre gli arrivano aiuti in denaro e supporto logistico e di equipaggiamento (macchine, armi ecc.) da emirati arabi del golfo, USA e altri stati occidentali tra cui l’Europa stessa. Tutta questa struttura economica e commerciale rende l’Isis completamente diverso da altri gruppetti come Boko Aram in Nigeria o la stessa Al Qaida. Studiare questa realtà non è semplice, un po’ perché viene presentata come organizzazione estremista islamica e un po’ perché molti dei dati sull’effettiva organizzazione e gestione di questo gruppo sono segreti e non vengono divulgati dai media. L’unico modo per studiarlo è stato quello di avvalermi di moltissime fonti, sia ufficiali sia non ufficiali. Ovviamente una piattaforma come internet è piena di bufale o di articoli fasulli, ma in linea di massima ci sono anche ottimi siti e ottime web tv che forniscono un quadro chiaro e dettagliato della situazione, una di queste? Il canale di diffusione delle conferenze stampa del governo americano dove, per esempio, un ex Marine Ken O’Keefe annuncia che il vero significato del termine ISIS sia ISRAELI SECRET INTELLIGENCE SERVICE. Tramite tutte queste fonti ho potuto notare come, il Califfato, altro non sia che un gruppo creato Ad Hoc e un fantoccio nelle mani americane che si legittima tramite la religione e i discorsi portati avanti da un uomo da un forte carisma, ovvero Al Baghdadi.

- C’è ancora modo che la guerra civile fra musulmani possa sedarsi? È un tema antico di secoli,
ma oggi si ripropone più pericoloso che mai: il terrorismo cieco, indiscriminato, incontrollabile,
è solo frutto di aberrazioni politico/religiose o è una plausibile macchinazione ben congeniata
dai vari “poteri occulti” del pianeta?

La faida interna fra musulmani sarà molto difficile da sedare anche perché ci sono moltissimi interessi in gioco che, storicamente, andrebbero a minare l’esistenza stessa del Califfato post Maometto, mentre in tempi recenti, parliamo di interessi storico-economici che hanno portato i paesi del Medio Oriente a una sudditanza nei confronti degli stati ricchi che non vogliono più accettare. Vale la pena chiedersi, a questo punto, cosa vuole l’Isis e cosa vogliono, invece, i poteri occulti del pianeta?
L’ISIS, sostanzialmente, vuole essere riconosciuto come un vero e proprio stato, esattamente come Israele a cui è stata data la terra dei palestinesi senza curarsi delle conseguenze che sarebbero sorte. Israele nel tempo ha espanso i suoi confini annettendo allo stato ebraico territori siriani come il Golan e territori palestinesi dove oggi la popolazione musulmana è soggetta a ogni tipo di umiliazione. Il risentimento che nasce nella popolazione locale musulmana, dal 1945, ormai non trova più contenimento perché non vengono minimamente ascoltati e l’ISIS offre loro uno stato, una terra che comprenda tutta la comunità islamica a livello Mondiale! È una sorta di terra promessa e questa organizzazione vuole trovare riconoscimento ufficiale o no a livello mondiale, ecco perché si chiama STATO islamico. Gli occidentali non vogliono ovviamente riconoscere questo STATO islamico perché vorrebbe dire che la creazione tramite i mezzi del terrore renderebbe queste azioni giuste e i combattenti sarebbero semplicemente combattenti per la libertà, inoltre gli occidentali non lo vogliono riconoscere perché la democrazia stessa è nata con mezzi terroristici = rivoluzione francese, gli stessi partigiani hanno usato mezzi terroristici, le brigate rosse, Israele … noi siamo nati come terroristi.
Il “Nuovo Ordine Mondiale”, invece, è interessato a mantenere l’Isis sotto un profilo di enorme potenza, quasi inarrestabile e introvabile, che comprende militanti anche nelle nostre città. Ci incita a guardare con sospetto e ad avere paura anche del nostro vicino di casa se straniero, in questo modo ci controlla tramite la paura. E noi civili per paura rinunceremo alle nostre libertà personali per sentirci più sicuri… una sicurezza che di fatto non esiste. Ma esiste il buon senso… l’isis minaccia di voler invadere Roma con le barche … ma avete presente cosa significa? Avrebbero bisogno di navi di un certo tipo e non di zattere o barche a remi! Se gli stati come l’America volessero veramente fermare l’ISIS avrebbero tutti i mezzi per farlo e per porre fine a questo gruppo in 10 giorni, come ha fatto la Russia di Putin… Il punto è: perché non lo fanno?


Intervista realizzata da Paolo Pulcina
(Qui la seconda parte dell'intervista.)

venerdì 5 agosto 2016

Psicologia e alchimia della coppia

«L'altro è lo specchio sul quale non dobbiamo limitarci a proiettare la nostra immagine per compiacerci di quanto bella ci venga restituita, o la nostra Ombra pr combattere quegli aspetti negati di noi stessi che non riusciamo ad accettare. L'altro è la superficie riflettente oltre la quale abitiamo noi stessi. L'altro è il tutto di noi, dal quale dobbiamo imparare a recuperare ciò che ci è necessario per conoscerci, per evolvere. Dall'altro dobbiamo imparare, perché attraverso i suoi comportamenti, le sue reazioni, il modo che ha di porsi nei nostri confronti, è in grado di darci tutte le informazioni che ci servono per poterci conoscere più a fondo e contattare il nostro Nucleo d'Oro.»

Lo psicologo e divulgatore Francesco Albanese si sofferma in questo libro, Psicologia e alchimia della coppia - dal linguaggio semplice e accessibile - sulle caratteristiche del sentimento amoroso, esplorandone la natura attraverso i capisaldi del pensiero alchemico.
Ho visto molto di me e delle persone che mi circondano, nei capitoletti rapidi in cui il saggio è suddiviso - e sarà per questo che mi è piaciuto e che l'ho letto in un paio d'ore buche, a scuola.
Il linguaggio, come dicevo, è molto scorrevole e rende il testo adatto e comprensibile anche ai non addetti ai lavori.
Prima di tutto Albanese si sofferma a spiegare le varie fasi del processo di trasformazione alchemica, soffermandosi in modo particolare sul concetto di "Nucleo d'Oro", che comprende in un unicum il principio maschile e quello femminile e sui miti antichi riguardanti l'androgino.

L'androgino: illustrazione del XV secolo.
Successivamente, l'autore si interroga su che cosa sia realmente Amore, sentimento su cui poeti e filosofi hanno consumato una grande quantità d'inchiostro...
Citando molti altri studiosi e psicologi, Albanese tenta di definirne le varie tipologie (ad esempio: l'amore ludico, l'amore solidale, l'amore erotico, l'amore pragmatico ecc.), sottolineando come non tutte corrispondano all'Amore inteso come forma più alta di compenetrazione (fisica e spirituale) fra uomo e donna. Spesso, infatti, secondo Albanese ci relazioniamo con "l'Altro" solo e unicamente in base ai nostri "Ego" (l'Ego-Paura, l'Ego-Rabbia, l'Ego-Solitudine ecc.), usando la nostra relazione solo per rafforzare modelli prestabiliti, che arrivano dal nostro passato.

«[...] i modelli ci consentono di attribuire un nostro personale significato agli eventi, o di formulare un giudizio, su ciò che ci accade, su ciò che accade attorno a noi, sulle persone con le quali entriamo in relazione, su noi stessi. Ma, se da un lato i modelli sono utili perché consentono di risparmiare energia e tempo, dall'altro costringono il pensiero all'interno di binari dai quali è difficile uscire, se non con un atto di consapevolezza e con fatica. Come l'acqua che scorre sempre attraverso gli stessi solchi nel terreno, così il nostro pensiero ripercorre sempre gli stessi sentieri mentali, portandoci sempre nello stesso punto. E questo è chiaramente il più grande ostacolo al cambiamento.» (p. 51)

Cambiamento e trasformazione sono infatti gli elementi necessari per crescere, individualmente e nella relazione.

«[...] trasformare vuol dire allontanarsi dalla luce che conosciamo bene e addentrarsi nel buio, dove mille minacce possono attaccare il nostro equilibrio e farci cadere, col pericolo di non riuscire più a rialzarci.» (p. 99)

Eppure la metamorfosi è necessaria per non parassitare l'emotività altrui e per gettare fondamenta solide nell'ambito della relazione di coppia. Solo lottando contro gli Ego (che determinano comportamenti e reazioni automatici, spesso dannosi), contro la tentazione di giudicare (sempre, automaticamente chi ci sta di fronte) potremo raggiungere realmente l'anima dell'oggetto amato e, dunque, anche la nostra - in un gioco di specchi che (unico, in questa vita) può condurci alla salvezza.

«In particolare, spiega Steiner, durante l'ascolto si dovrà imparare a far tacere completamente la nostra interiorità. [...] Quando riusciremo ad ascoltare i discorsi degli altri con totale imparzialità, facendo completa astrazione dalla propria persona, dalle opinioni e dal modo di sentire di essa, allora attraverso le parole udiremo la loro Anima.» (p. 121)

F. Albanese
Psicologia e alchimia della coppia
Editoriale programma
P. 145

Eloisa Massola
(Recensione precedentemente pubblicata sul blog "Sapevo danzare alla luna")

mercoledì 3 agosto 2016

Intervista a Simone Sarasso, ancora "Invictus"

Un amico, prima che un autore bravo, appassionante, coinvolgente.
Simone Sarasso, filosofo dedito alla narrativa, è il creatore di Aeneas e Invictus, oltre ad altre storie legate alla società degli anni ’70 (“Settanta” è il noir che va dal dopoguerra a tangentopoli…).
Con amicizia e gentilezza, Simone si è raccontato un po’ con la redazione di Phaneron:

- Com'è iniziata la carriera di scrittore?
Nel 2003 mi laureai in filosofia e puoi immaginare la quantità di lavori che mi fu offerta dal giorno successivo alla laurea. Spedii il mio curriculum a moltissime case editrici, ma non ricevetti risposta. Così ricontattai le medesime, scrivendo una lettera che diceva, su per giù: «Signori, voi fate i libri, a me piace leggerli. Non avete bisogno di un lettore? O di un temperamatite, di qualcuno che spazzi i pavimenti, che so io? Io sono disponibile! Il curriculum non ve lo allego perché, dopo essere stato cestinato qualche centinaio di volte, teme di essere incorporato alla mail». E, finalmente, qualcuno mi rispose. Tra coloro che mi scrissero c'era anche Fernando Quatraro, il patron della Effequ, il mio primo editore. Che mi disse: «Perchè non scrive un racconto? ». Cominciò così.

- Perchè hai voluto "fare lo scrittore"?
E' capitato. Ci ho messo molto a capire che quello che voglio fare nella vita è raccontare  storie. Ho avuto la fortuna di incontrare buoni maestri che mi hanno saputo spronare a scrivere ogni giorno. Il già citato Quatraro, e poi Jacopo De Michelis, il mio editor in Marsilio…

- Che rapporto hai con la scrittura?
Non posso farne a meno. Scrivo quasi ogni giorno, per diverse ore al giorno. Solo il sabato e la domenica lascio in pace la tastiera. Ho imparato a farlo, un tempo scrivevo anche nel week-end. Ma non bisogna abusare delle proprie passioni.

- Cosa rappresenta per te?
E' l'opportunità di raccontare storie, il volto della scrittura che preferisco. Le parole giungono da un altrove sconosciuto e si mettono in fila. Dopo qualche ora sui tasti, c'è una storia che prima non esisteva. E' magia!

- I tuoi libri sono un successo: il genere è mutato dal primo all'ultimo. Sperimenti o per gli scrittori c'è sempre da rispettare la volontà dell'editore?
Non credo di averla mai rispettata la volontà dell'editore. Né contraddetta. Autore ed editore suonano all'unisono, se no non funziona. Non sempre l'editore è giusto per il tipo di storia che hai in mente, però, e allora possono nascere collaborazioni con case editrici diverse. Io ho sempre scritto noir (e ancora lo scriverò per tanti anni. E' la mia passione) e pubblicato con Marsilio. A un certo punto, però, mi sono innamorato dell'antichità, ma Marsilio non era l'editore giusto per dei romanzi storici di ambientazione classica. In Rizzoli ho trovato una nuova sistemazione per le mie idee "classiche".

Simone Sarasso

- Cosa preferisci dei tuoi lavori?

La fase che preferisco, durante la composizione di un romanzo, è sicuramente la scrittura. prima viene lo studio, e dopo la limatura, e sono tutte fasi necessarie. Ma, se mi chiedi cos'è che mi piace del mio mestiere, la risposta senza dubbio è "scrivere".
Se invece mi domandi quale, tra i miei lavori, preferisca, be'... anche qui la risposta è ovvia: il prossimo romanzo. Quello che deve ancora uscire. Ogni libro, una volta finito, smette di appartenermi. E' libero di andarsene per il mondo, diventa dei lettori.

- Cosa vorresti scrivere o per cosa?

Mi piacerebbe molto scrivere una biografia sportiva. Sono un appassionato di motori, vorrei raccontare un pilota, l'uomo sotto il casco. Allo stesso modo, se mi contattasse Top Gear, la mia rivista motoristica prediletta per scrivere qualche articolo, non ci penserei due volte! Sentito, Top Gear?

- Si guadagna, oggi, a fare lo scrittore?
Non mi lamento. Davvero non mi lamento.

- Un desiderio da avverare...
Stringere la mano a Stephen King e a George R.R. Martin. Tutti gli altri miei scrittori "culto" li ho conosciuti. Stephen e George mi mancano. Ma... chi lo sa? Magari un giorno li conoscerò!

- Qualcosa che vorresti cambiare...
Vorrei essere ancora più fluido nell'uso del dialogo. Ma c'è tempo per imparare.

- Passioni ed interessi?

Mia moglie, mio figlio, le automobili, i libri, il vino, il cibo. E le serie TV.

Grazie Simo, sei sempre stato un amico e quando sarai famoso, più famoso ancora, sappiamo che rimarrai sempre così, un amico puro e semplice.

Intervista realizzata da Paolo Pulcina